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Sexum superando - Isabella Morra


2005

Sexum_superando-manifesto

Regia: Marta Bifano
Sceneggiatura: Francesca Pedrazza Gorlero
Direttore della fotografia: Maurizio Calvesi
Organizzatore Generale: Paul Flint
Montaggio: Paolo Maselli
Montaggio del suono: Bruno Ventura
Costumi: Gianluca Falaschi
Scenografia: Veera Roman, Biagina Cherubini
Hair Styling: Aldo Signoretti
Musiche: Giuseppe Zambon
Coreografie: Mario Piazza


Michaela Ramazzotti: Isabella Morra
Tommaso Ragno: Diego Sandoval De Castro
Michele De Virgilio: Antonio Barattuccio
Pino Micol: Giovan Michele Morra
Fioretta Mari: Antonia Caracciolo
Riccardo Reim: Il Giudice
Orsetta De Rossi: Luisa Brancaccio
Patrizio Rispo: Cornelio Brancaccio
Pino Calabrese: Lo scemo del villaggio
Tony Esposito: Alonzo Basurto
Stefano Sabelli: Baldassino Brancaccio
Adelmo Togliani: Giacomo
Michele Russo: Magistro Torquato
Luca Capuano: Marcantonio Morra
Giorgio Careccia: Cesare Morra
Erminio Truncellito: Decio Morra
Simone Vaio: Camillo Morra
Francesca Ferro: Porzia Morra
Massimo Abate: Nicola Francesco Morra
Annalisa Pezzotta: la fantesca
Biagio Forestieri: lo stalliere
Ilaria De Andreis: Isabella Piccola

“Sexum superando” è la storia di Isabella Morra, poetessa lucana nata nel 1520 a Favale, attuale Valsinni in Basilicata. È la storia di un amore infelice, osteggiato dalla famiglia e dalla società, ma soprattutto la storia di un “limite” e del superamento di un limite: quello di essere donna in un’epoca in cui alle donne – come avrebbe scritto Carlo Levi – non era permesso nemmeno frequentare un uomo, se non in pubblico, in presenza di altri. Di qui la scelta del titolo “Sexum superando” le parole con cui il nipote Marcantonio Morra, narrando le vicende della sua nobile famiglia, descrive la capacità di Isabella di superare i limiti della sua condizione di donna nella Basilicata del 1500, oltre all’elemento fondamentale e storico di diventare famosa per le sue poesie.

Il film è ispirato dalle ricerche di Benedetto Croce, che si recò in Basilicata agli inizi del '900, incuriosito dalle poesie petrarchesche della Morra, vissuta in un'epoca che riteneva la donna intellettualmente inferiore all'uomo. Ad Isabella è stato negato il conforto di una famiglia che l’amasse, ci ha lasciato una storia che è uno spaccato del suo tempo e della sua terra, e una poesia che, per dirla con Benedetto Croce, contiene quell’immediatezza passionale e quell’abbandono al sentimento che sono la virtù della migliore poesia femminile.
Isabella è la dolente figura di una poetessa che rappresenta tutte le donne schiave e vittime di una realtà ostile, che impedisce la libera espressione di vita e di sentimenti.
Visse nella desolante solitudine di chi non ha interlocutori adeguati alla propria sensibilità, ed ebbe come unico conforto la sua poesia: sulle sue ali Isabella evase dall’inferno fino all’incontro con Diego Sandoval De Castro, il castellano spagnolo e governatore di Taranto che, come lei, amava la poesia. Don Diego soggiornava occasionalmente presso il feudo di Bollita, governato dalla moglie Antonia Caracciolo. Fu per la fanciulla il sogno della libertà, della vita, della bellezza e dell’amore.
Non è dato di sapere come sia avvenuto il loro primo incontro e se il loro fu un amore soltanto platonico, certamente fu fatale per entrambi. Le voci che insinuavano una loro relazione scatenarono il furore dei fratelli che, oltraggiati nell’onore di padroni e custodi della sorella, smaniosi di punire il nemico spagnolo meditarono il tragico epilogo. Nel 1546 pugnalarono Isabella e assassinarono in un agguato Don Diego.

Il film ha il pregio inquadrare la morte di Isabella all’interno di un quadro storico tramato di interessi politici ed economici contrapposti, quelli filo-spagnoli di Antonia Caracciolo, moglie di Diego Sandoval De Castro, e quelli filo-francesi dei Morra, facendole perdere in parte l’aura della tragedia a tinte fosche che un delitto rubricato come “delitto d’onore” trascina con sé.

Le inquadrature, le dissolvenze, l’uso del bianco e nero conferiscono un buon livello di lettura dell’opera. I luoghi emergono nel film con esemplare colore: i castelli di Lagopesole, Melfi, Montescaglioso, Valsinni, il fiume e il tempio di Hera di Metaponto (le “Tavole Palatine”) nel quale, in un rituale di danza fra il magico e l’onirico, si consumano le ultime scene come in una tragedia greca.

Il film si avvale della partecipazione del musicista lucano Antonio Infantino e vi sono riprodotti brani della tradizione vocale della Basilicata, utilizzati grazie all’archivio di Etnomusicologia della Fondazione Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

Le informazioni e le immagini sono state tratte dal sito ufficiale della produzione
LoupsGaroux .

Gli atti del convegno su
“Isabella Morra fra luci e ombre del Rinascimento” a cura di I. Nuovo e T. Gargano (Ed. B.A.Graphis – Bari – 2007) contengono un’accurata analisi del film fatta da E. Ciccotti che sottolinea le soluzioni estetico-narrative adottate dalla regista Marta Bifano.

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Tommaso Ragno - Don Diego Sandoval De Castro - “Sexum Superando”

foto del backstage dal sito LoupsGaroux
Le immagini sono riprodotte a norma dell’art. 70 della L. 633/1941 e successive modifiche.