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La bottega del caffè

Il bugiardo

1993

Tommaso Ragno La bottega del caffè

La bottega del caffè

autore:
regia:
scenografia:
scene:
costumi:
musiche:
revisione del testo: Carmelo Alberti e Mario Tonello

personaggi e interpreti:

Don Marzio: GIulio Bosetti
Flaminio: Tommaso Ragno
Eugenio: Sergio Romano
Vittoria: Cecilia La Monaca
Cameriere di locanda: Sandro Fasolo
Brighella: Massimo Loreto
Lisaura: Romita Losco
Arlecchino : Alvise Battain
Pandolfo: Camillo Milli
Garzone del caffè: Pierluigi Palla
Placida: Bianca Tonello
Aiutante barbiere: Alessandro Wagner
Capitano dei birri/Padrone della locanda: Vincenzo Failla

La Bottega del caffè, è opera di grande fascino, sia per lo snodarsi della vicen­da, sia per la sua straordinaria forza comica: si incentra sul contrasto tra il maldi­cente e curioso Don Marzio e il saggio e generoso Brighella. Attorno a loro ruotano  le figure dei frequentatori più o meno casuali della bottega, ricche di una grande umanità che sembra dibattersi fra i poli opposti del bene e del male. Ci si è valsi della preziosa versione ricostruita del testo originale, nella quale i personaggi del popolo parlano in dialetto veneziano e quelli della piccola borghesia in lingua italiana.

La bottega del caffè - 1993
Il bugiardo

Carlo Goldoni
Gianfranco De Bosio
Luca Antonucci
Emanuele Luzzati
Santuzza Calì
Giancarlo Chiaramello



personaggi e interpreti:
Pantalone: GIulio Bosetti
Ottavio: Tommaso Ragno
Lelio: Sergio Romano
Portalettere : Sandro Fasolo
Rosaura: Cecilia La Monaca
Brighella: Massimo Loreto
Colombina: Romita Losco
Arlecchino: Alvise Battain
Balanzone: Camillo Milli
Florindo: Pierluigi Palla
Beatrice: Bianca Tonello
Giovane: Alessandro Wagner
Bargello/Vetturino: Vincenzo Failla


La commedia è uno dei capolavori comici dello scrittore veneto, per immediatezza e forza umoristica. La vicenda de Il Bugiardo si impernia attor­no alla figura dei giovane Lelio e alla sua inguaribile propensione alla menzogna. Le sue bugie creano situazioni di grande diverti­mento, all'interno delle quali spiccano in modo particolare le maschere del teatro gol­doniano: Arlecchino, Brighella, il dottor Balanzone e prima fra tutte, Pantalone.

Il bugiardo - Foto di scena di Graziano Arici

Le due commedie scelte per l'esordio furono scritte da Goldoni nel 1750, per una stessa compagnia. Furono pensate in uno stesso luogo, un campiello, e con lo stesso numero di attori. Nella loro diversità sono la testimonianza vivente del mondo di Goldoni, del suo giudizio insieme impietoso e divertito della natura umana, della fragilità dei sentimenti, del prevalere dell'egoismo e dell'interesse sulle leggi morali.

Le immagini di Graziano Arici e le informazioni sono tratte da Teatro Stabile di Venezia
Video frame da youtube

"Il bugiardo" e "La bottega": un tuffo nel Settecento - Campo San Trovaso - Venezia

Torna a Venezia il teatro d'una volta. Si torna a far teatro all'aperto, nello scenario naturale di un Campo, ma si torna anche a un rapporto nuovo fra attori e testo e fra attori e pubblico. Nella stessa serata vengono rappresentate due fra le più belle commedie del repertorio goldoniano . "Il bugiardo" e "La bottega del caffè" e fra uno spettacolo e l'altro attori e spettatori si incontreranno e ceneranno assieme all'insegna del Settecento. Lo scenario sarà quello naturale e suggestivo del veneziano Campo San Trovaso, dove Emanuele Luzzati e Luca Antonucci stanno ricostruendo due case veneziane in legno a grandezza naturale che si affacceranno su un ponte vero, quello che attraversa il Rio degli Ognissanti.

(da Claudio Pasqualetto "Corriere della sera" 18 luglio 1993

La sera del debutto, le due commedie verranno rappresentate una dopo l'altra, e nell'intervallo gli attori e il pubblico ceneranno insieme, nel campo, come si faceva nel '700, gustando tipici piatti dell'antica cucina veneziana. L'iniziativa si inserisce nel quadro delle manifestazioni del bicentenario goldoniano, Vicino al fondale naturale delle vecchie case ne sono state montate due di legno con i portici e i balconi. Ma il ponte, in mezzo alle case, è quello vero che attraversa il Rio degli Ognissanti. E alcuni attori arrivano in scena dal canale, in gondola. Niente palcoscenico: si recita sul vecchio selciato di "masègni", e il pubblico sta appollaiato su una tribuna, dal lato della chiesa.

(da Roberto Bianchin "La Repubblica" 16 luglio 1993

Goldoni torna all’aperto sotto il cielo di Venezia, nell'anno del bicentenario in Campo San Trovaso riprendendo una consuetudine che nel decennio anteguerra e nel periodo postbellico, ha vissuto momenti gloriosi si rappresentano due opere del grande commediografo, La Bottega dal caffè e Il Bugiardo, con la stessa compagnia stabile, intitolata a Goldoni, per la regia di Gianfranco De Bosio.
Felice l’ambientazione del doppio spettacolo in Campo San Trovaso: due edifici in legno brunito ai lati della scena (creazione di Emanuele Luzzati e Luca Antonucci) s’integrano a meraviglia per forma e proporzione nell’architettura della piazza. Al centro il ponticciolo che scavalca il canale sul fondo si presta benissimo all’ingresso dei personaggi e il canale è sfruttato accortamente con quei passaggi di gondole che trasportano figuranti in abiti settecenteschi (i costumi recano la firma di Santuzza Cali) o sbarcano talvolta gli stessi attori e la serenata che apre Il Bugiardo (le musiche sono di Giancarlo Ciaramello) parte davvero dalla peota, la comoda navicella che accoglie suonatori e cantanti. Bello il tutto a vedersi.

(da Aggeo Savioli "L'Unità" 20 luglio 1993

"Nell'agile concertato dei suoi interpreti bisogna ancora ricordare Tommaso Ragno, buonissimo finto conte Flaminio (prima di domare dignitosamente nel "Bugiardo" quella tinca di Ottavio, corteggiatore di Beatrice)"

(da Masolino D'Amico "La Stampa" 20 luglio 1993)

"Tra le presenze non ancora citate, e tutte meritevoli di lode, vorrei ricordare almeno Tommaso Ragno (Flaminio nella Bottega e Ottavio nel Bugiardo)".
Ma non posso finire se non tornando al luogo dove tutto avviene e tutto acquista di minuto in minuto sotto i nostri occhi l'incanto della verità: Campo San Trovaso, con il ponte che fa da asse al palcoscenico e collega la rappresentazione alla città, alla vita, con il rio sul fondo lungo il quale passano in gondola comparse e cantori. Appropriato e discreto, l'intervento scenografico di Luca Antonucci (che deriva dalle scene ideate da Emanuele Luzzati per gli spettacoli al chiuso) affianca alle case del Campo due case in più, interamente praticabili per le funzioni del racconto; e dopo un po', quasi non ci si fa più caso, come se la Venezia reale avesse adottato e assimilato quella immaginaria o, al contrario, fosse diventata lei stessa, senza residui, pura immaginazione.

(da Franco Raboni "Corriere della Sera" 20 luglio 1993)