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Caterina di Heilbronn


1999

tommaso ragno caterina di heilbronn

autore: Heinrich Von Kleist
traduzione e regia: Cesare Lievi
scene: Daniele Lievi
adattamento scenografico: Rinaldo Rinaldi
costumi: Luigi Perego
luci: Gigi Saccomandi

personaggi e interpreti:
L’Imperatore: Mario Valdemarin
Federico Wetter: Tommaso Ragno
Contessa Elena, sua madre: Aide Aste
Eleonora, nipote di lei: Monica Nappo
Cavaliere Flammberg: Graziano Piazza
Gottschalk, scudiero del Conte: Nicola Rignanese
Brigida: Anna Coppola
Cunegonda di Thurneck: Patrizia Punzo
Rosalia, sua cameriera: Silvia Filippini
Teobaldo Friedeborn: Gian Carlo Dettori
Caterina, sua figlia: Fabrizia Sacchi
Goffredo Friedeborn: Francesco Benedett Viterbi
Massimiliano: Emanuele Carucci
Giorgio di Waldstatten: Francesco Benedetto
Il Ringravio di Stein: Marco Cavicchioli
Federico Di Herrnstadt: Aide Aste
Eginardo Della Wart: Sergio Mascherpa
Conte Otto Della Fluhe: Graziano Piazza
Zie di Cunegonda: Emanuele Carucci Viterbi, Marco Cavicchioli, Sergio Mascherpa
un Angelo: Florin Alexa
Cherubini: Monica Nappo, Giusy Zanini, Luca Ariano

Capolavoro del teatro romantico tedesco, assai raramente rappresentato sulle nostre scene, Caterina di Heilbronn o La prova del fuoco (1810) presenta elementi di straordinaria modernità all’interno di una tipica vicenda da dramma cavalleresco. Ambientata in un fiabesco Medioevo, tra cavalieri e castelli, arcani e malìe, la storia di Caterina, candida fanciulla che ostinatamente insegue l’amato conte Wetter von Strahl, confidando in un sogno in cui le è apparso come futuro sposo, sfida verosimiglianza e razionalismo con le armi di una purissima poesia.
Cesare Lievi, regista e traduttore, propone al pubblico italiano uno spettacolo - coprodotto dal Centro Teatrale Bresciano e da Emilia Romagna Teatro – che a una fedele e suggestiva interpretazione del testo unisce l’incanto visivo della scenografia, ideata da Daniele Lievi per una precedente messinscena in lingua originale (Basilea, Grosse Bühne, 1988).
“Questa fiaba romantica, in quanto tale, può essere raccontata solo con un’altra fiaba. Nessuna destrutturazione, quindi. Nessuno svelamento alla ricerca di una verità più o meno nascosta, bensì il suo attraversamento: un perdersi nei suoi meandri o anfratti alla ricerca di una via d’uscita: l’accensione del senso, improvvisa e apparentemente gratuita, eppure necessaria come una legge di natura.
Nel regno della ragione non è detto che l’errore (o l’orrore) venga meno. Anzi. Strahl, il giovane cavaliere protagonista del dramma, ogni volta che segue “ciò che detta ragione” non fa che sbagliare: nel tentativo di difendere una donna rapita, Cunegonda, ferisce a morte senza saperlo e volerlo il suo migliore amico; s’innamora poi di Cunegonda, ma questa – lontana dall’essere ciò che Strahl crede – si rivela un mostro, un essere spaventoso, un automa composito e orrendo.
Alla luce del sole ci si perde come nel buio della notte. Ma allora è impossibile trovare la verità, il senso profondo delle cose, degli uomini, del mondo? Kleist – con Caterina di Heilbronn – dice di sì, che è possibile, ma che il percorso che porta ad esso non è così facile come la cultura del suo tempo (e qui il riferimento polemico è l’illuminismo) pensava e teorizzava. Il sogno, il desiderio, le voragini oscure della nostra mente sono lì pronte a dare scacco alla ragione che crede di poterle dominare e sottomettere: non si devono ignorare, ma accettare, anche quando paiono portare lontano. Del resto, l’amore di Caterina per Strahl non sembrava essere contro ogni logica e senso della realtà?”

Cesare Lievi

Le immagini sono di Maurizio Buscarino

Informazioni e immagini sono tratte da
Kinoweb


Leggi: “La fiaba di Caterina Lolita fra gli angeli” di Franco Quadri “Repubblica” 10 dicembre 1997

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Tommaso Ragno - Federico Wetter - “Caterina di Heilbronn”

foto di Maurizio Buscarino
Le immagini sono riprodotte a norma dell’art. 70 della L. 633/1941 e successive modifiche.