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Il gabbiano

2017

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di
Anton Cechov

versione italiana Danilo Macrì
regia Marco Sciaccaluga
scene Catherine Rankl
costumi Catherine Rankl
musiche Andrea Nicolini
luci Marco D’Andrea

Interpreti:

Tommaso Ragno ( Boris Alekseevič Trigorin, scrittore)  
Elisabetta Pozzi 
(rina Nikolaevna Arkadina, vedova Treplev, attrice)     
Francesco Sferrazza Papa (
Konstantin Gavrilovič Treplev, suo figlio)  
Federico Vanni (
Petr Nikolaevič Sorin, fratello di Irina)  
Alice Arcuri (
Nina Michailovna Zarečnaja, la giovane figlia di un ricco possidente)
Roberto Alinghieri (
Il’ja Afana’sevič Ṧamraev, tenente in congedo, amministratore di Sorin)
Mariangeles Torres (
Polina Andreevna, sua moglie)  
Eva Cambiale (
Maṧa, sua figlia)    
Giovanni Franzoni (
Evgeneij Sergeevič Dorn, medico)    
Andrea Nicolini (
Semen Semenovič Medvedenko, maestro)
Kabir Tavani ( Jakov, operaio)  


produzione del Teatro Stabile di Genova

Il Gabbiano-Compagnia
La compagnia de “Il gabbiano” di Cechov sul palco del Teatro della Corte (foto Fornetti)

dal 28 febbraio al 19 marzo 2016, Genova, Teatro alla Corte

Trailer Youtube

Rassegna stampa:
Mentelocale.it, Genova 01/03/2017 di Laura Santini
Primocanale.it 01/03/2017
Repubblica, Genova 02/03/2017 di Romeo Resi
Gli Stati Generali 02/03/2017 di Andrea Porcheddu
Liguria Notizie 02/03/2017 di Francesca Camponero
Il Secolo XIX 02/03/2017 di Raffaella Grassi


Riflessione su Arte e Vita. Un classico del teatro moderno, capace di parlare con linguaggio attuale a tutte le generazioni: ai giovani vittime del loro dolore esistenziale e agli adulti che stentano ad accettare il trascorrere degli anni. Ritratto “dal vivo” di un’umanità autentica e vera.

È uno dei testi teatrali moderni più noti e rappresentati di sempre; i personaggi della giovane Nina e del tormentato Konstantin, di Irina Arkadina, sua madre celebre attrice e amante dello scrittore Trigorin, sono stati portati sul palcoscenico in tutto il mondo dai maggiori attori di teatro e messi in scena dai più celebri registi. Il tema di un’umanità delusa dall’inutilità della vita ritornerà in tutti i successivi lavori teatrali di Cechov. Il titolo dell’opera viene da un accostamento simbolico: quello fra l’ignara felicità di un gabbiano che, volando sulle acque di un lago, viene stroncata dall’oziosa indifferenza di un cacciatore, e la sorte di una fanciulla, Nina, che sulle rive dello stesso lago si innamora di Trigorin, il quale senza cattiveria, anzi cedendo a una sorta di fatalità, approfitta della sua femminile smania di aprire le ali, la porta via con sé a fare l’attrice, la rende madre di un bimbo che però muore, e la lascia infine tornare a casa distrutta. Qui c’è un altro uomo che l’ama da molto tempo, il giovane Konstantin, anche lui scrittore, che sogna l’arte e la gloria. Ma la madre di lui, Arkadina, disprezza l’inconsistenza delle liriche fantasie che egli va componendo e l’amata Nina non vuol saperne di lui.
Scritto nel 1895 e rappresentato a Pietroburgo l’anno successivo, Il gabbiano fece dapprima registrare un insuccesso clamoroso, ma quando nel 1898 Stanislavskij e Dančenko rimisero in scena questo testo al loro Teatro d’Arte di Mosca fu subito un trionfo che aprì la via all’affermazione di Anton Cechov quale uno dei padri del teatro moderno.
«Guardando il vostro teatro, bisogna essere dei mostri di virtù per amare, compatire, aiutare a vivere queste nullità, questi sacchi di trippa che siamo… Vedete, a me pare che trattiate gli uomini con il gelo del demonio!». Con folgorante sintesi, così scriveva Maksim Gorkij a Cechov, dopo aver assistito ad una rappresentazione di Zio Vanja. A me pare che stia proprio lì l’essenza del genio di Cechov: la feroce denuncia del nostro nulla, coniugata in una continua altalena di ridicolo e patetico, diventa uno stringente invito a compatire, ad amare questi esseri inutili che siamo. Il palcoscenico di Cechov è la forma più gentile, condivisa, ironica di spietatezza. Il suo “Teatro della Crudeltà” è il più “umano” che io conosca.
Marco Sciaccaluga

Informazioni tratte dal sito del Teatro Stabile di Genova
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Tommaso Ragno - Boris Alekseevič Trigorin - “Il Gabbiano”

foto di Giuseppe Maritati
Le immagini sono riprodotte a norma dell’art. 70 della L. 633/1941 e successive modifiche.