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Hedda Gabler


1999

Tommaso Ragno Hedda Gabler

autore: Henrik Ibsen
traduzione: Carlo Cecchi e Werner Waas
regia: Carlo Cecchi
scene e costumi: Titina Maselli
luci: Pasquale Mari

personaggi e interpreti:
Jörgen Tesman: Elia Schilton
La signora Hedda Tesman: Anna Bonaiuto
La signorina Juliane Tesman: Betti Pedrazzi
La signora Elvsted: Isabella Carloni
L’assessore Brack: Dario Cantarelli
Ejlert Lövborg: Tommaso Ragno
Berte: Donatella Furino

Hedda Gabler sposa Jorgen Tesman, mediocre individuo del quale si stanca presto. La ricomparsa di un suo antico amore, uno scrittore, acuisce la sua insoddisfazione resa insopportabile dal fatto che ora, sorretto dall'amore di una donna, egli sia diverso dal personaggio debole e inconcludente che conosceva. Hedda Gabler, protagonista del dramma omonimo ibseniano, è uno dei personaggi più controversi dell'autore norvegese e di tutto il teatro europeo fine ottocento. È una donna malata di estetismo, piena di paure e di nevrosi, che si uccide per non restare vittima delle trame da lei stessa ordite e per liberarsi dalla terribile noia in cui soffoca. Non potendo realizzare la bellezza di cui delira, esce di scena brutalmente, mentre le sopravvivono i protagonisti del mondo quotidiano, angusto, ipocrita e piccolo-borghese.

Teatro Stabile dell’Umbria - Paolo Puppa


“Tutto ciò che è volgare si posa come una maledizione su tutto quello che tocco”. Queste poche ma perentorie parole pronunciate da Hedda Gabler nel dramma che porta il suo nome riassumono alla perfezione il significato profondo del più controverso e per certi aspetti ambiguo tra i personaggi ibseniani. La “crisi” del dramma moderno, alla quale Ibsen contribuisce in maniera considerevole, si configura anche come perdita del senso tragico a tutto vantaggio dell'insorgere dell'elemento grottesco. Ciò che rimane dell'eroe classico non è che parodia comica e grottesca dell'uomo. E così anche Hedda Gabler, la donna che per sfuggire alla noia e alla mediocrità della vita borghese, vorrebbe rendersi artefice di un gesto grandioso la cui bellezza riscatti la sua vita grigia, finisce solamente per macchiarsi di ridicolo, vittima e testimone delle sue stesse maldestre azioni. Tra richiami al superomismo nietzschiano e feroci attacchi alla comicità involontaria dell'esistenza borghese, Ibsen traccia un ritratto impietoso di una donna mediocre e vile, vuota e assolutamente amorale.
Carlo Cecchi, al quale si devono alcune tra le migliori messinscene di testi della drammaturgia moderna, coglie la farsa dietro cui si cela la vicenda di Hedda e trasforma il dramma in una commedia.
Spogliato il testo di qualsiasi drammaticità, Cecchi stempera la tragedia borghese in una grottesca e divertita commedia dove il gesto finale di Hedda, più che suscitare commozione, rischia quasi di farci sorridere.

AdnKronos


Si ringrazia Katya Chieregato per il programma di sala da cui sono state tratte le foto di scena di Monica Biancardi

Informazioni da:
Teatro Stabile dell’Umbria e AdnKronos

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Tommaso Ragno - Ejlert Lövborg - “Hedda Gabler”

foto di Monica Biancardi
Le immagini sono riprodotte a norma dell’art. 70 della L. 633/1941 e successive modifiche.