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Medea


2004

Tommaso Ragno - Medea


autore : da Euripide
adattamento, regia e costumi : Emma Dante
scene : Fabrizio Lupo
luci: Tommaso Rossi
musiche composte ed eseguite dal vivo da : fratelli Mancuso

con Iaia Forte e Tommaso Ragno
e con Gaetano Colella, Francesco Villano, Luigi Di Gangi, Stefano Miglio, Alessio Piazza, Antonio Puccia


Medea porta consiglio (questo significa il suo nome) e guarisce i mali di una società intollerante e vigliacca. Vive a Corinto dentro case anguste, basse, bigotte, dove una lunga e fondata tradizione ammonisce a non spalancare troppo le porte per paura di non saper distinguere i profeti dai ciarlatani. Dio c’è a Corinto ma è un Dio della mediocrità.

Medea compie un viaggio che è un’opera d’amore: la sua natura si plasma e si nutre della sua sofferenza. Sceglie la colpa! La sua storia lo esige, la sua indole. Medea è una barbara che non riconosce altra autorità se non quella del proprio istinto, per questo si attacca disperatamente al concetto di libertà. Per lei è rassicurante pensare di essere libera, di poter scegliere il proprio destino, di poterlo fare e disfare con le proprie mani. La sua appartenenza a un gruppo familiare o di classe o di nazione o di religione limita la sua presunta libertà, perché Medea si sente straniera ovunque. Quando lascia la patria per seguire l’amore, in terra lontana, fa sfoggio della sua diversità senza sottomettersi mai al conformismo imperante degli altri individui del gruppo. La sua vera tragedia consiste proprio nella difficoltà di mantenere coscienti le sue pulsioni primitive, lottando disperatamente perché non si trasformino mai in regole da rispettare.

Per amore di Giasone tradisce il padre, uccide il fratello e aiuta gli Argonauti a riconquistare il vello d’oro, poi fugge col suo amato a Corinto, in terra straniera. Qui, abbandonata dal marito che decide di sposare la figlia del re per ottenerne il trono, Medea provoca la morte della rivale e uccide i figli avuti da Giasone.

La diversità di Medea da cui comincerò, per avviare l’indagine sui suoi pluriomicidi, ha a che fare col travaglio del parto, con la sua fertilità devastante e rigogliosa, con la sua innata capacità di generare e di perpetuare la specie in un paese abitato soltanto da un popolo maschile inadatto a contenere e a sviluppare il seme. Giasone l’abbandona incinta e si fa re di una città sterile. Questo sarà il vero delitto con cui Medea punirà Corinto, negandogli i figli, partorendo aborti come eredi, decidendo a monte il destino di una città nella quale senza di lei risulta inutile qualsiasi tentativo di sopravvivenza.

Immagino dei vicoli in cui alcuni uomini camminano di notte mezzo addormentati e sognano pance gravide, vagiti di neonati, corredi di figli annunciati. Si sente un urlo e poi il silenzio. Il travaglio è in atto: Medea sgrava la sua tragedia.

Emma Dante

Informazioni e immagini tratte da Emma Dante e drammaturgia.it

Leggi: “Suoni e luci del Sud per una Medea plebea” di Franco Cordelli “Corriere della sera” 14 febbraio 2004

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Tommaso Ragno - Giasone - “Medea”

foto di Luciano Romano
Le immagini sono riprodotte a norma dell’art. 70 della L. 633/1941 e successive modifiche.