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Il Principe costante


2001

Tommaso Ragno Il principe costante

autore: Pedro Calderón de la Barca
traduzione: Enrica Cancellieri
regia: Cesare Lievi
scene: Csaba Antal
costumi: Andrea Taddei
musiche: Emanuele De Cecchi

personaggi e interpreti:
Fernando : Tommaso Ragno
Il Re : Nicola Rignanese
Muley : Alfonso Veneroso
Fenix : Emanuele Carucci Viterbi

e con: Sergio Leone, Diego Gueci, Cristiano Azzolin, Antonio Silvia, Andrea Ruggieri, Elio Caccamo, Manfredi Scaffidi Abbate, Mario Arcari, Rufin Doh Zeyenoui

“Il principe costante” è un’opera che tocca un tema classico, quello del sogno. Nella Spagna della Controriforma e dell’assolutismo cattolico Calderón sembra mettere in discussione la sincerità della fede, la lealtà alla monarchia, ma non è così, solo ne da una rappresentazione onirica.

Il dramma trae spunto dalla sventurata spedizione africana dell'Infante Fernando di Portogallo, caduto prigioniero dei mori del re di Fez. Allo scambio tra la propria liberazione e la cessione ai Mori della città di Ceuta, Fernando si oppone con eroica costanza, e sarà ridotto a morire fra stenti e atroci tormenti, trasformando un puntiglio d'onore in martirio.

Il vertiginoso, inquietante capolavoro seicentesco, viene riportato a un presente senza pace: Lievi sceglie di fare teatro nel teatro, ambientando la rappresentazione in un carcere, immaginando la storia rappresentata da carcerati dei nostri giorni, trasformando la parabola edificante e terribile dell'Infante del Portogallo Fernando nella rappresentazione recitata dai dannati della terra che, costretti a confrontarsi con i grandi temi della fede dell’espiazione e dell’esempio, trovano riscatto affidandosi alla parola, all'arte, al teatro.

Nella penombra di una prigione oscura, un pavimento sghembo, uno stanzone, una scala, celle e finestroni su piani sfasati, i carcerati, tutti uomini, in semplici abiti contemporanei, stanno in gruppo o soli, abbandonati, a ricordare, a sperare la liberazione con un triste canto. Un canto che diventa quello dei prigionieri portoghesi alla corte del re di Fez. Gli uomini di oggi si esibiscono, indifferentemente, in ruoli maschili e femminili, nel chiuso carcere-città-castello e sottolineano ogni azione, ogni evento, accompagnandosi con il canto (ad ogni attore è assegnato uno strumento dell’orchestra) trasformando il grande poema di Calderón, l'estrema musicalità del suo testo, in una cantata drammatica e popolare fra sacro e profano. Un carceriere all'inizio saggia la resistenza delle sbarre. Le percuoterà ancora alla fine, per ricordarci che la storia alla quale abbiamo assistito per due ore è qualcosa di simile al sogno.

“Lo spettacolo si accende soprattutto nella figura del protagonista, interpretato da Tommaso Ragno. Con una voce densissima e con la sua bella presenza spicca in potenza, delicatezza e incisività.”

(da M. Marino - Tutto Teatro 28/4/2001)

“Tommaso Ragno, che interpreta il ruolo di Fernando, fa di più. E disegna con profondità, bravura, notevoli mezzi, forte aderenza il suo grande ruolo”

(da MyWord - 23/4/2001)

"Fernando, il bravo, prosciugato Tommaso Ragno, uno fra i migliori attori della generazione dei trentenni, che ha forza vocale e disciplina fisica per reggere il difficile personaggio"

(da Maria Concetta Gregori - L’Unità – 23/4/2001)

Informazioni e immagini tratte da TuttoTeatro - MyWord

Leggi: “il Principe di Calderón congelato da Lievi” di Franco Cordelli “Corriere della sera” 23 maggio 2001

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Tommaso Ragno - Fernando - “Il principe costante”

foto di Luigi Ciminaghi
Le immagini sono riprodotte a norma dell’art. 70 della L. 633/1941 e successive modifiche.