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Tradimenti

2003

locandina_tradimenti

autore: Harold Pinter
traduzione: Alessandra Serra
regia: Valerio Binasco
scene: Massimo Bellando Randone
costumi: Sandra Cardini
luci: Laura Benzi

personaggi e interpreti:
Jerry : Tommaso Ragno
Robert : Valerio Binasco
Emma : Iaia Forte .........


“Tradimenti” di Harold Pinter, bello per il testo, per la regia, e per la magia dei rapporti tra gli interpreti: Iaia Forte, Tommaso Ragno e Valerio Binasco. La storia è quella della relazione tra Jerry e Emma, la moglie di Robert, migliore amico di Jerry. Un argomento apparentemente banale, che si traduce in una comedy of manners quasi raggelante. La passione c'è soltanto all'inizio della storia: poi tutto rimane bloccato dalle buone maniere, da una civiltà che nega non solo la passione, ma gli stessi sentimenti, che tutto avvolge sotto una gelida superficie di elegante rispettabilità. Tutto questo è raccontato attraverso una regia sicura, minimalista, eppure attenta ad ogni sfumatura ironica del testo di Pinter, consentendo ai personaggi di muoversi fuori da ogni compiacimento, ma anzi rimbalzandosi vicendevolmente un'immagine autoironica di sé. Fedele a Pinter, dunque.

di Gioia Costa

"Tradimenti" mi interessa perché é un dramma sulla memoria. Tutto è già accaduto. E di quel che è accaduto tutto si sa. La "trama" è già finita. Cosa resta? Resta il segreto dei cuori. Ne deriva una tensione drammatica enorme, pur aggrappata al filo fragilissimo dei ricordi, perché i personaggi sono trascinati a rivivere (come fossero dei morti) istanti quotidiani fatti di piccoli dettagli ossessivi, di indizi forse vuoti, o pieni solo di ciò che - ora sappiamo - non si sono detti. O che avrebbero potuto dirsi. La volontà ossessiva che governa la memoria conduce i momenti della vita quotidiana in una zona quasi mitica. E c'è qualcosa di struggente in questi personaggi perduti nella macchina del tempo. Viene in mente la morte, la fine delle cose, il niente. I tre 'deserti': quello del cuore, quello del linguaggio, quello della società. "Per fare Pinter bisogna recitare molto". Ho sentito Cecchi dire questo, una volta. Non ho capito subito. Pensavo anzi che una scrittura come quella escludesse ogni evidenza di teatralità. Adesso ho capito. Credo. II riscatto (inteso come una strana forma di catarsi) da quei tre 'deserti' è nascosta nel gioco teatrale. Così come la struttura dei suoi drammi non è riconducibile a un modello realistico e basta, nei suoi personaggi c'é sempre un'energia elementare che sprona alla caratterizzazione, alla stilizzazione. Se non si sta attenti si può andare a finire dalle parti dei tipi grotteschi della commedia all'italiana. (Staremo attenti). Io, Iaia a Tommaso siamo amici. Abbiamo in comune la stessa storia recente, la trilogia shakespeariana di Palermo. Ma siamo tremendamente diversi. Ci sono dunque le premesse per un grande gioco di scambio. Nel viaggio dentro questa macchina struggente e cinica che è "Tradimenti", la spietatezza con cui Pinter, al pari di un Dio, si trastulla con le sue creature Emma, Robert e Jerry, non sarà inferiore alla spietatezza con cui noi giocheremo al gioco dei 'nostri' silenzi, della 'nostra' capacità di tradire, di mentire, d'amare.

Valerio Binasco

Informazioni e immagini tratte da La differenza - Aprite il sipario - TuttoTeatro
Locandina fornita da Katya Chieregato
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“L’umana commedia della solitudine”

PARMA - Da anni Harold Pinter racconta storie elementari per dimostrare che in realtà è impossibile raccontarle. Prendiamo “Tradimenti” (1978), che propone originalmente un classico triangolo, risalendo dallo scioglimento del rapporto al suo inizio con una trama capovolta: basta rovesciare la struttura per correggerne i contenuti. Via via che ci s'inoltra nel passato, si risentono in diretta frasi già citate, ogni parte è rimessa in discussione e la realtà si dilegua. In questa storia all'indietro che si sa già come va a finire, l'interesse della trama si dissolve, ma ingigantisce il peso dei dettagli, come in Proust (di cui l'autore ha sceneggiato per il cinema “La recherche”). Lo dimostra mirabilmente la regia sensitiva fino alla nevrosi con cui Valerio Binasco ricrea la pièce per il Teatro Stabile di Firenze, recitando lui stesso insieme a Iaia Forte e a Tommaso Ragno con un'immediatezza resa febbrile nei ritmi e nell'intensità dall'ansia di comunicarsi a vicenda qualcosa che a tutti sfugge: e nell'essenziale scena quotidiana di Massimo Randone, l'intrico degli sguardi, i gesti trattenuti, aprono inquietanti spiragli ad altre vie di fuga della storia che tradiscono la soluzione già scritta. Nell'ambiguità di questi episodi rivissuti in flashback ignorando chi sia il soggetto della memoria, i tre protagonisti si rifugiano lievemente in dialoghi meccanici consoni al loro snobismo, rifiutando una vera comunicazione, perché nessuno si rivela fino in fondo. Lo sbocco è la solitudine raffigurata nel finale che funge da inizio, in cui la donna lascia il marito che la tradiva senza che lei lo sapesse, dopo che lui aveva sopportato sapendolo che lei lo tradisse per sette anni con quello che rimane il suo miglior amico, il quale non sapeva che l'altro sapesse. Il dramma travestito da commedia, o viceversa, si segue col riso sulle labbra e le lacrime agli occhi, emozionati dallo sfarsi di una situazione in cui i superbi interpreti ci aiutano a specchiarci.

Franco Quadri “Repubblica” 2 febbraio 2001 - link

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“All’India Valerio Binasco firma una regia attenta di “Tradimenti”

ROMA - In “Tradimenti” Harold Pinter dà voce a ciò che, una volta taciuto, non può più avere parole. Lo spettacolo, realizzato all'India in brevi quadri ambientati in un'unica scena di Massimo Bellando Randone, è un susseguirsi di situazioni e incontri dominati dal travestimento dei sentimenti. La commedia racconta a ritroso le fasi del tradimento che ha allontanato la moglie dal marito, questi dal suo migliore amico diventato amante della moglie e quest'ultima da entrambi. Musil, nel Compimento dell'amore, racconta quanto un'unica cosa non detta possa incrinare il legame fra due esseri. Tradimenti sembra esserne il corollario. La costruzione del dialogo per allusioni non colte, reticenze e bugie, crea un affresco dolente dell'impossibilità di essere felici. Nei silenzi, ma soprattutto nella finzione, si annida per Pinter il male, quello che scardinando l'unione scardina l'integrità del soggetto. «Penso che tutti noi abbiamo un angolo di tenebra», diceva Pinter a Mel Gussow. E questa tenebra ombreggia l'intero carattere, offusca ogni pulsione e ogni slancio. Anche i tre interpreti spezzano i loro ruoli nelle esitazioni e nelle intrusioni della paura. Valerio Binasco, che firma anche la regia, dà con grande precisione alla figura del marito i tratti dolenti immaginati dall'autore: provoca l'amico alla confessione senza successo, osserva la moglie che si allontana nei suoi segreti, accoglie infine la sua disfatta umana. Tommaso Ragno delinea bene l'amico nervoso e l'amante inappagato e vive il doppio tradimento come un destino cui non può sfuggire. Iaia Forte dà al suo personaggio il fremito dell'incertezza che mina le passioni, imprigionandola in una normalità paradossale. Alla fine Emma sarà sola e mascherata dietro i suoi occhiali neri e le risatine incerte.

Gioia Costa “L’Unità” 14 gennaio 2002 - link

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Tommaso Ragno - Jerry - “Tradimenti”

foto di Mario D’Angelo
Le immagini sono riprodotte a norma dell’art. 70 della L. 633/1941 e successive modifiche.