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Woyzeck

1989

Woyzeck volantino di Lino Fiorito

autore: Georg Büchner
traduzione: Claudio Magris
adattamento e regia: Mario Martone e Andrea Renzi

scene e costumi: Lino Fiorito
musiche: Peter Gordon
luci e assistente alla regia: Pasquale Mari
con: Anna Bonaiuto, Riccardo Bini, Antonia Iaia, Antonio Iuorio, Ivano Marescotti, Vittorio Mezzogiorno, Tommaso Ragno, Bruna Rossi, Marco Sgrosso, Alessandra Vanzi

L’immagine del volantino è di Lino Fiorito

Tommaso Ragno - Woyzeck

L’azione si svolge in parte sul plano del palco, delimitato ai lati da ricurvi profili di muraglie, in parte su una piatta forma metallica fortemente sopraelevata (vi si accede mediante scale verticali) inclinata verso il fondo e i cui elementi rettangolari si sganciano via via dai loro supporti, precipitando in basso e ampliando man mano la visione d’un cielo annuvolato, cosparso di deformi frammenti di materia, quali schegge d'un mondo esploso. La linea «apocalittica» proposta da Mario Martone a riguardo del lesto buchneriano trova dunque immediata rispondenza nelle immagini fra di esse, la figura del povero soldato-barbiere, vessato dai superiori, oggetto di crudeli esperimenti pseudo-scientifici, tradito dalla sua donna e infine spinto al delitto, si aggira come quella d’un profeta di sventure, più lucido che allucinato in grado di cogliere i segni (nascosti agli altri) di un incombente catastrofe. C’è in lui qualcosa d un Cristo (e sarà infatti crocifisso, in modo incruento ma comunque torturato a testa in giù spenzolante nei vuoto) venuto però non a redimere umanità, bensì a registrarne la disperazione e morte.

da Aggeo Savioli, “L’Unità” - 6 maggio 1989

Woyzeck, un angelo dell'Apocalisse: così Mario Martone rilegge il capolavoro di Buchner in una messa in scena prodotta dall'Ater. La traduzione di Claudio Magris si basa sulla più recente ricostruzione filologica del dramma. Trentacinque giorni di prove hanno costretto i dieci interpreti ad una concentrazione particolarmente forte per affrontare un testo tra i più suggestivi ed i più famosi dell'Ottocento.

«Quel dramma mi dà il senso di una caduta verticale, di un continuo precipitare. La scena che ho pensato deve restituire questa sensazione: ci sono pesanti pedane di metallo che precipitano dall'alto. È una struttura un po' complessa, anche un po' pericolosa per gli attori. Ho potuto operare con l'equipe con cui lavoro di solito, Peter Gordon, Lino Fiorito e con gli attori che mi sembravano più stimolanti. È importante che in un teatro pubblico si possa lavorare tra persone che sentono di affrontare, insieme, uno stesso percorso. Non lavoro bene se dagli altri non ricevo spinte creative. Sono partito dalle visioni di Woyzeck, dalla apocalitticità della sua follia. Finora il personaggio è stato osservato come oggetto per analisi psichiatriche. Io invece ho cercato di leggere tutta la vicenda attraverso gli occhi del protagonista. Così, la tensione apocalittica del suo universo interiore viene allargata al mondo che lo circonda, anche agli altri personaggi. Si respira un senso di fine, di crinale che frana. E quando Woyzeck uccide Maria, non è solo per gelosia: c'è, secondo me, la volontà di sottrarre Maria all'Apocalisse che, per Woyzeck, sta incombendo su tutti. Insomma, l'omicidio diventa un aspetto della liberazione, un atto vitale, e Woyzeck assume una connotazione cristologica»

Mario Martone
da Stefano Casi,
“L’Unità” - 1 maggio 1989)

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Leggi: “Woyzeck: colloquio con Mario Martone”